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«Li romani in Russia» Cristicchi tra poesia e dialetto

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«Li romani in Russia» Cristicchi tra poesia e dialetto

Messaggio Da alberto il Gio Nov 18, 2010 9:01 am

Corriere della Sera

«Li romani in Russia» a teatro Cristicchi tra poesia e dialetto
La metrica dell'ottava classica mista a quella dei grandi poemi epici. Il tutto condito dal dialetto romanesco NELLE SCENE «DI CINTURA»

Simone Cristicchi
ROMA - Di ritorno dal successo riscosso a Mosca al Teatro Na Strastnom, Simone Cristicchi presenta il suo nuovo spettacolo teatrale «Li Romani in Russia», per la regia di Alessandro Benvenuti che calcherà le scene dei Teatri di Cintura, il 20 novembre alle 21 e il 21 novembre alle 17 al Teatro Biblioteca Quarticciolo, per spostarsi al Teatro Tor Bella Monaca di Roma dal 10 al 12 dicembre. Debutto romano l'artista che si confronterà in un assolo unico nel suo genere: emozionante, divertente, drammatico. Lo spettacolo, tratto dall'omonimo poema in versi di Elia Marcelli, racconta l'orrore della guerra attraverso la voce di chi l'ha vissuta in prima persona, come in un ideale incontro tra il mondo delle borgate di Pasolini e le opere di Rigoni Stern e Bedeschi.

DISAVVENTURE DI GIOVANI SOLDATI - Un teatro civile che si presenta nuovo soprattutto per la forma del testo, mediante l'utilizzo di due elementi: la metrica dell'ottava classica, quella dei grandi poemi epici, e il dialetto romanesco, la lingua del Belli che rende la narrazione ancora più schietta e veritiera. Simone Cristicchi, attore naturale e credibile, interpreta una nutrita galleria di grotteschi personaggi, raccontando con passione e coinvolgimento questa tragica epopea, in un monologo «corale» in cui trovano spazio anche momenti ironici e divertenti.

Sul palcoscenico le disavventure di Giggi, Mimmo, Peppe, Nino, Nicola, Remo, un gruppo di giovanissimi soldati della Divisione Torino, spediti a morire da Mussolini nella famigerata campagna di Russia (1941-1943), l'episodio più drammatico vissuto dall'esercito italiano nella seconda guerra mondiale. Dopo la partenza dalla caserma della Cecchignola, tra le false promesse sull'esito positivo delle operazioni, i treni del regime portano via una generazione sorridente, giovane, sicura di tornare, perchè la propaganda fascista inganna sulla realtà della spedizione.
LA VERITA' DELLA GUERRA - E la «passeggiata» si trasforma presto in tragedia: armi, abbigliamento e viveri insufficienti, inadeguati, ridicoli. Un esercito di straccioni e sbandati a cui rimangono solo fame, freddo, paura e il sapore di una disfatta: partono 220.000 ragazzi; sulla strada del ritorno dalla Russia ne resteranno circa 90.000. Elia Marcelli è tra i pochi reduci che riportano a casa il dolore, la rabbia, e il dovere di testimoniare la sua scomoda verità, raccontando passo passo la spedizione: la retorica religiosa della guerra giusta, l'addio a Roma, il lungo viaggio a piedi, i combattimenti, l'arrivo del Generale Inverno, il nemico; la solidarietá del popolo russo e l'egoismo assoluto dei soldati che rende l'uomo simile alla bestia; il rispetto del proprio dovere, la ritirata, la disfatta; la morte. Tra un capitolo e l'altro, ecco irrompere la voce stentorea e fiera dei proclami trionfalistici, tipica dei bollettini della radio di regime e simbolo di una disinformazione sulla quale anche all'epoca si fondava il consenso delle masse.

alberto

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